|
11 giugno
La partenza di questa 500 miglia in solitaria doveva essere ieri, ma un forte vento da sud- est ha costretto gli organizzatori a rimandare. Sarebbe stata impossibile anche solo l'uscita dal porto.
Stranamente l'attesa non mi stressa, anzi mi permette di concludere alcuni lavoretti.
Appena mi sveglio capisco che oggi è la giornata buona. Ho voglia di partire, di mollare gli ormeggi. Oltretutto devo tornare al lavoro tra una settimana e non voglio che questo mi deconcentri. Insomma...Andiamo!!!
Alle 11 i gommoni dell'organizzazione cominciano a tirarci fuori dal porto. Esco per penultima, ma tutte le manovre di issata randa e fiocco – nonostante il mare formato all'uscita del porto – vanno bene; ho un po' timore di fare qualche figuraccia, dal momento che chi sta guidando il gommone per trainarmi fuori non è uno qualunque, ma Nicolas Berenger, skipper francese con un palmares impressionante. Insomma … sono un po' in soggezione, ma tutto va per il meglio e questo mi mette ulteriormetne di buon umore.
Ora dello star 11.50.
Tutta fiera del mio nuovo altoparlante esterno per la radio vhf (sulla quale il comitato trasmette le procedure), tiro qualche bordo nella zona di partenza. Ok, per farla breve... chiudo il tambuccio di entrata e trancio i fili dell'altoparlante senza accorgermene, quindi non sento lo START!
“Brava Susy, cominciamo con una partenza in rincorsa. Pazienza, la regata è lunghissima, mettiamoci d'impegno”. Rotta sulle Isole Medes.
Il primo pomeriggio di regata è di bolina con randa e fiocco ridotti. Comincio a risalire discretamente sugli avversari. Sono davvero di buon umore... ma subito vengo messa alla prova.
Tolgo una mano alla rada, perchè il vento è calato. Il gratile esce dalla canaletta! Urca, tirarla giù è un'impresa, ma ne vengo a capo velocemente. Rimetto la randa al suo posto (cioè attaccata all'albero!!!) e mi rimetto al timone.
Dopo qualche istante mi volto indietro, ma distolgo subito lo sguardo. “Non può essere … no... un classico”: si è divelto il supporto del pannello solare di poppa. “No no, non ci credo. Eh sì Susy, mettiti al lavoro prima che il mare si porti via tutto”.
L'operazione mi costa circa 2 ore di lavoro in posizioni assurde, con la barca che sbatte di bolina sulle onde. Devo riuscire a stare con una mano all'interno della barca per tenere i dadi e con l'altra all'esterno per avvitare le viti. Prendendo qualche facciata sul carrello della randa e incuneandomi tra la zattera ed il suo scivolo ne vengo a capo. Che fatica, cavolo! Mi riposo un po'...
Durante la notte c'è molto traffico; la costa spagnola brulica di pescherecci e navi che si susseguono senza sosta. Sono costretta a star sveglia. Per fortuna!!! ...perchè verso le 4 rischio di tamponare un mini! Incredibile! Il mare ogni tanto non sembra affatto grande. Lo sorpasso e vado avanti.
La nottata scorre via sotto un cielo stellato che non mi stanco mai di ammirare. Solo in mare o in alta montagna si possono vedere le stelle così luminose. Mi faccio venire il torcicollo per fare collezione di stelle cadenti.
12 giugno
Giro le Medes al mattino in sesta posizione, quindi ho 4 concorrenti davanti e 4 dietro. C'è pochissimo vento e Penelope soffre molto questa condizione.
Ho un mal di gambe pazzesco ed è una cosa che non mi capita mai. Mi accorgo che ieri ho fatto davvero molta fatica.
Mancano 125 miglia al prossimo cancello, Minorca. Subito dopo aver passato le Medes il vento aumenta un po'. Faccio 2 cambi di vele e via! Verso Minorca.
Il pomeriggio trascorre piacevolissimo. Penelope naviga tranquilla sotto pilota ed io ho finalmente modo di riposarmi; faccio un bel pieno di sonno, dormendo ad intervalli di 15 minuti, a volte anche 20. E' bellissimo potersi rilassare mentre la barca avanza senza problemi. Mi sento davvero di buon umore e piena di energia. Tiro un bordo a ovest e verso le 19 viro e mi metto in rotta. Bene!
La serata è altrettanto piacevole e riposante. Mangio e mi rilasso, cercando di accumulare energie e rimanendo concentrata sulla regata.
13 giugno
La notte scivola via tranquilla fino alle 04.30. Poi le condizioni richiedono che ci si metta davvero all'opera per far avanzare la barca. Il vento è debole e cambia continuamente. Cambio a rotazione quasi tutte le vele di prua. Il gruppo è abbastanza compattato, ma io so di non essere competitiva in queste condizioni. Perderò delle posizioni; devo solo stare attenta a non perdere troppo.
L'alba è il momento che soffro di più, ma oggi non sono particolarmente stanca, nonostante il duro lavoro. I delfini inaugurano il nuovo giorno con uno spettacolo di salti ed acrobazie. Non mi stanco mai di giocarci. Quest'anno li incontro sempre, durante tutte le navigazioni e mi piacerebbe interpretarlo come un buon segno per il nostro Mare, anche se...


L'inizio di questa giornata non è degno del seguito: una bonaccia bianca ci attanaglia e non concede tregua. Non c'è speranza di muoversi, le vele sbattono senza sosta facendo un rumore insopportabile. Non c'è neanche il sole, indispensabile per ricaricare le batterie di bordo attraverso i pannelli solari.
Il pomeriggio è drammatico e nel tentativo di far avanzare un minimo la barca ho l'impressione di andare indietro anzichè avanti.
L'umore comincia a logorarsi, soprattutto perchè so che altri sono avantaggiati da questa situazione. Penelope galleggia annoiata ed io cerco di riposare.
Un filo d'aria sembra dare un po' di respiro alle vele ogni tanto, ma mi porta solo a zigzagare peggiorando la situazione.
Unica nota positiva del pomeriggio è l'avvistamento di una balena, con la sua grande schiena nera e il suo spruzzo che rompono il mare che sembra petrolio.
Sono costretta anche a chiamare un cargo che è sulla mia rotta. Noi Mini siamo così piccoli rispetto a loro che normalmente non ci vedono. Il comandante è gentile e mi avvisa che mi passerà a poppa. Beh, io non mi muovo... quindi... grazie! Vedersi scorrere a fianco la murata di un cargo è sempre un 'esperienza poco piacevole. Che brutti che sono!
Alla fine della giornata, nel buio continuo a “fare dei 360” nella bonaccia. Non c'è verso di tenere la rotta. È tutto un susseguirsi di virate e di rotte sbagliate, ma sto bene. Sono stranamente tranquilla, nonostante tutto contenta di essere qui. Il buio è totale, non c'è uno spicchio di luna né una luce in lontananza. Mi sembra di non avere mai visto le costellazioni che ho ora sopra la testa. Una stella è talmente luminosa e bassa sull'orizzonte che ho il dubbio si tratti di una luce di testa d'albero di una barca.
Vabbeh, non rimane altro da fare che godersi lo spettacolo del cielo e tenere almeno la prua su Minorca.
14 giugno
Alle 3 di notte sono ancora con il naso all'insù a guardare questo cielo commovente. Non si muove una molecola d'aria. Il punto nave delle 03.30 è a dir poco sconfortante...
Poco dopo l'alba entra un po' d'aria, ma scopro con orrore che due concorrenti mi hanno superato. Cavolo, la flotta mi ha massacrato. Ora che il vento è tornato devo seriamente combattere. Sono stanca e faccio un bel filotto di errori. Prima isso lo spi medio al posto del leggero e - cosa incredibile - non me ne accorgo subito!!! Cavolo cavolo e cavolo. “Sveglia Susy, dai!”.
Finalmente sono a Minorca e al traverso del suo estremo capo ovest il vento finalmente entra e mi faccio una bella cavalcata a 11 nodi fino a doppiare il capo sud-ovest. Ora tocca bolinare fino al cancello sud. Il vento aumenta, ciò significa che è già entrata la famosa Tramontana delle Baleari. Sono a ridosso dell'isola, ma devo ridurre le vele sempre di più, fino alla Isla dell'Aire, dove il vento ormai è decisamente forte. Il cancello è costituito dalla suddetta isoletta, dove è posto un faro, e l'isola di Minorca. È un passaggio abbastanza stretto dove il fondale diventa basso: 6 metri. Le ore frangono e sono costretta a fare 8 virate per risalire questo maledetto canale. Esco in mare aperto e la risalita è sempre più difficile. All'altezza del capo che nasconde l'ingresso del bellissimo porto di Mahon un groppo investe me dopo aver già investito il gruppo davanti . 40 nodi. Tanti, soprattutto perchè alzano un mare improvviso. Le previsioni danno 25 – 30 nodi di nord-ovest, ma io sono convinta che saranno di più. Prua dinuovo sul continente, ovvero contro vento e mare. Decido di non fare come i miei avversari, che armano tormentina a prua e 3 mani alla randa (riducono quindi al massimo). Io tengo il fiocco ridotto a prua e 2 mani alla randa.
Avanti tutta.
Durante la notte la situazione peggiora. Il vento si stabilizza da subito sui 35 nodi ed il mare – di conseguenza - è in continuo aumento. É un mare arrabbiato, violento ed incrociato. Le onde frangono e nel buio della notte si vedono solo le creste fosforescenti che si scaraventano sulla barca.
Sono spaventata perchè non ho assolutamente fiducia sulla tenuta dell'albero e dell'attrezzatura. So che i mini sono barche costruite per l'oceano, ma non mi sono mai trovata in condizioni simili su questa barca. Penelope si precipita giù dalle onde schiantandosi nell'incavo. Ogni volta tutto vibra terribilmente e la mia fiducia sul fatto che l'albero possa reggere diminuisce di ora in ora. La stanchezza e la paura mi sfiancano e la mancanza di energia nelle batterie mi fa stramaledire il mio impianto elettrico (ed è sempre colpa mia...).
Non posso usare il pilota e chiudermi dentro la barca come dovrei fare; sto alla barra dalle 17 alle 7 del mattino.
15 giugno
Sono distrutta, ma Penelope regge anche se io sono sempre più preoccupata perchè la situazione non accenna a migliorare. Quando la luce del giorno rende visibile lo spettacolo che questo schifo di vento sta provocando sono inorridita. Le onde sono terribili, sconnesse, ripide e frangenti.
Canto a squarciagola per sfogo, mentre continuo a timonare cercando di salire e scendere dalle onde cercando di non subirle eccessivamente. Sono contenta della mia scelta – decisamente azzarzata, lo so – di non avere le vele troppo ridotte. Sono convinta che la velocità di una barca sia l'unico modo per non subire troppo le onde. Quando si è nell'incavo – infatti – l'onda stessa crea un muro al ridosso del quale il vento manca e la barca non ha la velocità e l'energia per risalire quella successiva.


Penelope avanza abbastanza veloce e mi accorgo che la mia rotta è molto alta rispetto a quello che pensavo. Alle 7 del mattino la situazione peggiora ulteriormente. É la coda della perturbazione. Cavolo cavolo e cavolo. Che schifo di situazione. Il vento sale a 40 nodi ed io non voglio più stare fuori; decido di utilizzare quel poco di energia rimasta nelle batterie: attacco il pilota e mi butto di sotto, fradicia, impaurita, distrutta e dolorante. Tenersi attaccata alla barca da ieri alle 17 per timonare mi ha logorato i muscoli. Questo vento non molla, non dà pace e le onde scuotono la barca in modo terribile. Non ce la faccio più. Decido di chiamare alla radio, sentire se c'è qualcuno in ascolto. C'è il mio collega spagnolo! Mi chiede la posizione e mi dice di tenere duro: lui è più avanti, ormai in prossimità della costa spagnola e mi assicura che tra poco sarò al sicuro: vento e mare si calmeranno. Lui stima poco più di un'ora, in realtà ne passano due, ma il solo fatto di avere avuto questa notizia rassicurante mi ridà coraggio.
Poco dopo le 9 la situazione torna sopportabile: il vento cala a 30 nodi e mi sembra brezza. Il mare ha perso quel suo aspetto rabbioso e Penelope naviga nuovamente senza troppi schianti. Mi rimetto al timone. Le batterie sono morte. Cavolo!
Sono molto preoccupata per Sergio (Malenkaia) e Francesco (Jamina). Nessuna notizia di loro da ieri sera.
In tarda mattinata il mare ci riserva l'ultima beffa: l'onda residua è accompagnata – prima – da una quasi totale mancanza di vento – poi – da uno stupido vento meridionale. Quindi, navigazione con vento in poppa e mare in prua: il rodeo. Avete presente i cavalli del rodeo?? Così navighiamo Penelope ed io. L'umore non può che risentirne, tanto più che mi tocca riparare il fiocco che si è tagliato lungo tutta la balumina. Un'ora buona di lavoro a prua per rimettere insieme il mio stupendo fiocco e andare avanti.
Non posso dormire perchè non ho il pilota. Maledizione!! Se non arriva un po 'di sole serio sono fregata e la mia reattività nelle manovre comincia a non essere granchè.
Dalle notizie che ottengo a bocconi dalla radio credo di essere quinta. La sburianata – paradossalmente – mi ha fatto rimontare! Bene bene. La battaglia continua.
In serata sono vicina alle Isle Medes (prossimo passaggio obbligato). Il vento molla del tutto a Capo Creus e ormai io sono un gomitolo di stress e stanchezza. Il mini di Chavarria mi si mette alle calcagna ed io faccio di tutto per lasciarlo dietro. Giro le Isle Medes con un buon margine di vantaggio su Marie Duvignac e Renaud Chavarria. Ma il vento scompare.
16 giugno
Sono così stanca... Non so più da quante ore non dormo e da quante sono al timone. L'inizio di questo sesto giorno di regata mi pare un incubo. Alle 4 ho girato le Medes e faccio fatica a lasciarmele alle spalle; è un continuo manovrare per risalire il vento quasi assente.
Alle 5.30 – nella bonaccia totale – crollo in un sonno di mezz'ora. Al risveglio Marie e Renaud mi hanno ripreso e mi mordono il sedere. Cerco di raccimolare le ultime forze. Non posso mollare ora!!
Una brezza comincia a soffiare e la battaglia comincia davvero. All'inizio Marie e Renaud mi passano, ma metro dopo metro riesco a riprenderli. Il vento aumenta ed io devo fare 3 cambi di vele senza pilota. Sono stupita dal fatto che riesco a non combinare troppi casini. Con lo spi leggero guadagno sempre più strada, il vantaggio sugli avversari aumenta. Sono preoccupata perchè non ho più strumenti ed io mi devo affidare alla bussola per sperare di atterrare a La Grande Motte. Questo significa che devo navigare il meno possibile fuori rotta.
Oggi mi stupisco di come Penelope viaggi veloce e di come io sia in grado di tenere dietro gli avversari. Vista da fuori devo sembrare una pazza furiosa. Canto a squarciagola con l'ipod nelle orecchie nel tentativo di tenermi sveglia. Mi incito a voce alta a tenere duro: “forza Susy, stasera potrai dormire, ora concentrati”.
Ogni tanto arriva un colpo di sonno e qualche allucinazione (abbastanza divertente devo dire).
Ad un certo punto mi compare Guido Broggi (ormai co-skipper fisso nelle regate in coppia). Ho avuto nelle orecchie i suoi consigli per tutta la regata. É un esempio che ho sempre in testa. “Levati dagli strumenti, non vedo niente”. Lui se ne sta lì accucciato in pozzetto, ma lo caccio via. “ Cavolo Su, gli strumenti sono spenti da un sacco e tu sei da sola!”. Vabbeh, forza dai...
Sono incazzata nera con me stessa perchè non ho fatto una cosa banale: mettere i punti sul gps portatile a pile e cacciarmelo in tasca. Imperdonabile. Quanta strada che ho da fare per migliorare!!
La pago cara: arrivo sulla linea d'arrivo troppo sopravvento e sono costretta a poggiare terribilmente per azzeccare la linea. Non posso rischiare una strambata per star davanti a Renaud: c'è vento teso, io ho su lo spi leggero (gli altri il medio) perchè un cambio senza pilota era impensabile. Ho camminato fin qui come un treno, ma se fallisco ora la strambata anche Marie mi passa davanti. Va male. Perdo il secondo posto sulla linea, per 1 minuto e 20 secondi. Cavolo cavolo e cavolo!
Terza perchè sono una polla, ma non posso essere che strafelice. Ho tenuto duro fino all'ultimo e sono sul podio. É la mia prima regata in solitaria ed è stata una durissima prova di 500 miglia con le condizioni più varie.
Sei giorni di navigazioni in cui mi sono sentita un tutt'uno con la mia barca. La paura della navigazione con cattivo tempo mi avrà sicuramente insegnato qualcosa. Scopro che Sergio e Francesco – quella notte – si sono fermati a Minorca: hanno fatto una scelta assennata. La condivido in pieno.
Quando taglio la linea d'arrivo mi sembra di non essere neanche più in grado di tirare giù le vele, invece lo spi sparisce in un momento e subito dopo anche la randa è accartocciata sul boma. Un gommone mi prende al traino e quando tocco terra è una comica. Cammino come un'ubriaco. Il mal di terra mi dura un quarto d'ora buono. I movimenti sconnessi del mini mi rimangono nelle gambe, che a fatica si abituano alla terra, così...ferma.
C'è un bel comitato di accoglienza ed io mi godo il benvenuto.

Penelope è un disastro: vele zuppe ovunque, cerate bagnate, cime, indumenti vari, attrezzatura di ogni genere. La barca è esplosa, ma io mi trovo un angoletto a prua, in fondo in fondo, faccio di me un'involtino nel sacco a pelo e mi abbandono in un pre-sonno magnifico, pieno di gratitudine per chi mi ha dato una mano, per gli amici che sono sempre stati con me in regata. Mi crogiolo in questi pensieri e in un sano orgoglio per aver fatto una buona regata. Così – con il cuore gonfio, un po' di fame e tanta voglia della mia famiglia di amici – scivolo in un sonno bellissimo, il più bel premio.
CUORI ALTI |